home

Italia 1945/1950                                    

Finisce la 2° guerra mondiale

L'Italia dopo la fine della guerra

1945 Situazione economica italiana

1945-50 - l'Italia nel contesto politico internazionale

1945-50 - La chiesa

1945-50 - Mussolini

1945-50 - Scuola

1945-50 - sport

Seconda parte

 

Finisce la 2° guerra mondiale

1945 finisce la 2° guerra mondiale anche in Germania e in Giappone, ultimi a posare le armi.
In Italia la guerra finisce il 25 aprile 1945 dopo la liberazione di Milano e di Torino. Come si presenta l'Italia nel 1945?
- La classe politica è inesistente, mancano veri partiti politici, occorre una nuova Costituzione e un nuovo esecutivo.
- Unica figura rappresentativa, come capo dello Stato, rimane il Re.
- Molti italiani sono carichi di odio e in varie regioni si compiono vendette di ogni tipo. 

L'Italia dopo la fine della guerra

 

Capo dello Stato – Il Re Vittorio Emanuele III ha abdicato  a favore del figlio, il principe Umberto II: è lui il Capo dello Stato.

La casa reale è forte di una lunga tradizione che risale al risorgimento. Agli occhi degli italiani, si è però macchiata di 2 gravi colpe:

-          non ha fermato Mussolini e il partito fascista quando ancora erano lontani dal potere

-          dopo l’armistizio e il voltafaccia verso i Tedeschi non ha avuto il coraggio di affrontare i rischi della rappresaglia degli ex alleati.

Molti, soprattutto nel centro-nord vogliono la Repubblica

Governo – Con la caduta del governo fascista e l’esecuzione di Mussolini, il potere esecutivo è affidato ai capi partigiani e a noti personaggi antifascisti. Francesco Parri è nominato capo del governo provvisorio.

 

1945 Situazione economica italiana

L’economia immediatamente post bellica è costituita da una agricoltura in larghe zone limitata all’autoconsumo e da un’industria da riconvertire.

Le città hanno subito bombardamenti: molti edifici sia civili sia industriali sono danneggiati o distrutti.

Il Pil pro-capite è la metà di quello del '38. Le razioni alimentari medie sono i due terzi di quelle d'anteguerra.

Una famiglia su quattro è in condizioni d'indigenza: mancano cibo, vestiario, alloggi.

La grande inflazione, cominciata nel '43, prosegue fino al 1948 quando è debellata da Luigi Einaudi: aumentando le riserve obbligatorie delle banche, alzando il Tasso ufficiale di sconto (Tus) dal 4 al 5,5%, lasciando svalutare la lira da 225 a 625 per un $ nel 1948 permettendo così un rilancio delle esportazioni

1945-50 l'Italia nel contesto politico internazionale

Con la fine della 2° guerra mondiale, oltre alla propria situazione interna l’Italia si trova a confrontarsi con il contesto politico internazionale.

Intanto quelli che erano stati i principali artefici della vittoria alleata, Stati Uniti e Russia, non avendo più un nemico comune, si trovano antagonisti.

L’Italia inoltre si trova in casa uno degli stati vincitori: la Jugoslavia.

Perse le colonie in Africa, persa l’Istria e la Dalmazia, persa l’Albania, l’ex “Impero Italiano” si appoggia al blocco occidentale.

E 'una scelta in contrasto con le intenzioni dei partigiani comunisti e di figure come Togliatti. E’ stata una fortuna per l’Italia?

Probabilmente sì, gli USA ci hanno portato in dote una solida idea democratica e una dose di aiuti economici così massiccia, sia come generi alimentari che come sussidi finanziari, che nessun altro paese sarebbe stato in grado di fornire.

In cambio hanno piazzato le loro basi militari: Aviano, Camp Derby (Pisa), Sigonella (Catania) (basi USA.doc) e hanno influenzato le scelte politiche italiane per decenni …e probabilmente ancora continuano… 

1945-50 - La chiesa

Pio XI – papa Achille Ratti - muore nel 1939 dopo aver vissuto l’evoluzione del fascismo e firmato, nel 1939, i Patti Lateranensi: il Concordato.

Il suo successore, Pio XII, papa Pacelli, eletto nel 1939 resterà sul soglio pontificio fino al 1958.

Il papato di Pio XII attraversa tutto il periodo bellico, con le sue atrocità e lo sterminato numero si morti…

Sicuramente il papa, con tutta la chiesa ha sofferto insieme ai popoli che hanno subito la guerra.

Poteva fare di più? La chiesa poteva porsi in prima fila contro la violenza nazi-fascista?

Due elementi hanno fatto molto discutere:

-          la preoccupazione della chiesa per il comunismo, dichiaratamente ateo e materialista, che ha favorito una posizione più indulgente verso le dittature di destra (Franco, Mussolini, Hitler…)

-          gli Ebrei, il popolo perseguitato dai nazisti e in misura minore dai fascisti, sono sempre stati visti, nel corso della storia, come gli assassini di Gesù, e successivamente, come loschi trafficanti arricchiti con prestiti e usura.

Questi latenti pregiudizi quanto hanno condizionato il comportamento della chiesa?

 

1945-50 - Mussolini

Tre giorni dopo a liberazione, il 28 aprile 1945, Benito Mussolini che durante l’ultimo tentativo di fuga è stato catturato dai partigiano, è condannato a morte e fucilato insieme a Claretta Petacci, la sua amante. Il corpo è esposto a Milano, in piazzale Loreto, e subisce un assurdo accanimento popolare.

Mussolini ha obiettivamente caratterizzato un quarto del 20° secolo italiano. La sua fucilazione e lo scempio del cadavere rappresentano il distacco e il rinnegamento  dell’avventura fascista da parte del popolo.

Il giudizio complessivo sul ventennio del regime è indubbiamente negativo, ma non tutto quanto è stato fatto nel periodo fascista è da buttare. Tra le cose positive vorrei ricordare:

-          Il Concordato  (o Patti Lateranensi) che dopo la fine del “Non Expedit” abrogato da Benedetto XV nel 1919, sanciscono il reciproco riconoscimento tra Stato Italiano e Chiesa Cattolica e stabiliscono le loro relazioni sia civili che religiose.

-          Il sabato semi-festivo (detto anche sabato fascista) introdotto nel 1935: il sabato pomeriggio diventa festivo anche se nelle intenzioni del legislatore il lavoratore avrebbe dovuto dedicarlo al partito

-          Bonifiche territoriali in varie parti d’Italia, possiamo ricordare quelle in Veneto e nel Lazio (bonifica pontina)

-          Orgoglio Nazionale – mortificato dalla “vittoria mutilata” del 1° guerra mondiale e circoscritto a poche regioni del Nord il senso dell’Unità Nazionale e l’orgoglio di essere italiani esaltato da Mussolini si diffonde ampiamente.

 

1945-50 - Scuola

Museo_della_Scuola.jpgimages.jpgCerchiamo di ricostruire la vita quotidiana dei bambini-ragazzi-adolescenti nel quinquennio 1945-50. Certamente le difficoltà economiche e organizzative del primo dopoguerra avevano condizionato la vita dei ragazzi. Ma appena la vita riacquista un minimo di normalità ecco che la scuola torna ad essere al centro della vita dei giovani. Ma com’era la scuola prima della guerra?

Il governo Mussolini aveva dato l’incarico al filosofo fiorentino Giovanni Gentile di riformare la scuola italiana. E la riforma di Giovanni Gentile, varata nel 1923, creò una scuola nella quale l’istruzione classica era considerata il punto centrale della preparazione culturale del giovane.

Scuola elementare, obbligatoria e gratuita, era suddivisa in due corsi:

inferiore (fino alla 3° classe) e superiore (4° e 5° classe). Per l’ammissione al corso superiore bisognava superare un esame di Stato.

Ginnasio - dopo la scuola elementare, che si concludeva con l’esame per conseguire il "certificato di compimento", lo studente doveva sostenere un altro esame: quello di ammissione al Ginnasio.

Anche il Ginnasio era suddiviso in due corsi e il passaggio al corso superiore comportava un esame da sostenere alla fine della terza Ginnasio. Alla fine del quinto anno di Ginnasio lo studente affrontava gli esami conclusivi definiti ”Esami di ammissione al liceo".

Liceo Classico è triennale e il conseguimento del diploma di maturità classica permette l’accesso a tutte le facoltà universitarie.

Il giovane che arrivava all’Università aveva quindi superato ben sei esami nei primi tredici anni di studi. Le materie di insegnamento del ginnasio erano italiano, latino, greco, storia, geografia, matematica, lingua straniera (dalla 2° alla 5° ginnasio), religione ed educazione fisica.

Liceo Scientifico, di durata quadriennale e al quale si accedeva con gli stessi titoli di ammissione per il Liceo Classico, prevedeva un approfondimento degli studi scientifici e il proseguimento dello studio della lingua straniera, oltre all’insegnamento del disegno.

I maturati al Liceo Scientifico non potevano iscriversi  a lettere, filosofia e giurisprudenza.

Il liceo classico era la scuola per eccellenza e apriva la strada ad ogni possibilità di studi universitari.

Le alternative ai licei classico e scientifico erano:

Scuola secondaria di avviamento professionale,  era il più basso gradino e serviva in sostanza ad avviare i giovani al lavoro dopo il 14° anno d’età,

Istituto tecnico e all’istituto magistrale,  erano pure scuole di avviamento al lavoro, ma prevedevano anche un accesso limitato agli studi universitari:  facoltà di agraria o di economia per il primo,  facoltà di magistero per il secondo.

Liceo artistico dava la possibilità di proseguire gli studi solo all’Accademia di belle arti o alla facoltà di architettura.

Le diverse scuole comportavano una differenza di spese da affrontare. Ecco i costi, riferiti al 1935, di un corso di studi completo (ossia fino al conseguimento del diploma finale) nei diversi settori dell’istruzione secondaria:

- ginnasio e liceo classico: Lit. 3.700

- ginnasio e liceo scientifico: Lit. 4.120

- scuola di avviamento al lavoro: Lit. 50

- istituto magistrale: da Lit. 1.610 a Lit. 2.400

Diplomarsi geometri o ragionieri costava Lit. 2.136, mentre chi terminava gli studi al grado inferiore degli istituto tecnici pagava in tutto Lit. 1.038.
Ricordiamo qui gli stipendi di allora (1930). Paga mensile di un contadino lire 90, di un operaio 200, di impiegato 270, di ragioniere impiegato 350, di alto dirigente dalle 900 alle 1000 lire mensili.

Dal 1° novembre del 1928 fu l’imposto il "libro unico" per l’insegnamento elementare, approvato dal governo che a partire dall’anno scolastico 1930-31 diviene obbligatorio anche nelle scuole private. Inutile dire che lo scopo del libro unico era quello di insegnare nozioni approvate e volute dal regime.

Nel 1935 viene introdotta una nuova materia, obbligatoria in tutte le scuole secondarie, inferiori e superiori: la "cultura militare".

Trenta ore di insegnamento all’anno, impartite da ufficiali della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, che dovrebbero servire a forgiare nei giovani lo spirito guerriero. La materia costituisce un vero sbarramento che, se non superato, impedisce il conseguimento sia della maturità che della laurea. Peraltro si tratta sempre di un insegnamento e di uno sbarramento "all’italiana" e i giovani bocciati in "cultura militare" si conteranno ogni anno sulle dita di una mano.

La caduta del fascismo e il successivo ristabilirsi della democrazia in Italia non portano particolari rinnovamenti  alla scuola.

Solo a metà degli anni 50 la popolazione scolastica iniziava a crescere (come naturale conseguenza del grande incremento demografico del dopoguerra), premendo su strutture vecchie ed obsolete.

I vari ministri che si sono succeduti hanno dato il via ad una serie di interventi circoscritti  tutti caratterizzati da una volontà di rendere meno dura e selettiva la scuola, ma che non attuano una vera riforma globale della struttura scolastica di Gentile.

 

 

1945-50 - sport

Passata la seconda guerra mondiale, in Italia si ricomincia a fare sport.

bartali_coppi.jpgDopo il referendum del 2 giugno 1946, il 15 giugno riprende il Giro d'Italia, il primo Giro postbellico che ha solo quattordici tappe. Ci furono tafferugli nella tappa verso Trieste: i manifestanti volevano impedire l'arrivo nel capoluogo giuliano che, in base al Trattato di pace, era stato escluso dai confini italiani: intervennero la polizia, furono lanciati sassi contro i corridori, tappa fu interrotta. Ma il giorno dopo il Giro riparte: lo vince Gino Bartali, secondo Fausto Coppi,il suo grande rivale,a soli quarantasette secondi. Prima del Giro, era tornato il campionato di calcio. Durante gli anni peggiori dal 43 al45 si erano giocati due tornei, uno al Nord e uno al Centro-Sud. Dopo la Liberazione riparte il campionato nazionale.

superga.jpgNei primi anni ricordiamo il grande Torino, che entusiasma i tifosi fino al 4 maggio 1949 quando la squadra precipita con l'aereo sulla collina di Superga mentre rientra dopo una trasferta. E' lutto nazionale per Valentino Mazzola e i suoi compagni.Per il calcio da registrare le nuove imprese di Meazza passato dall’Ambrosiana Inter al Milan proprio durante la guerra. Nel 1947 riprende la Mille Miglia ancora con Tazio Nuvolari e le sue leggendarie vittorie che riaccendono il tifo sulle strade d'Italia.

Sulle strade d'Italia e di Francia, troviamo ancora Fausto Coppi e Gino Bartali: dopo il referendum monarchia-repubblica l’Italia ridivide ancora tra  bartaliani e coppiani.

Una vittoria al Tour, nel luglio del 1948 ottenuta da Bartali riuscì a fermare una vera e propria guerra civile, all'indomani dell'attentato a Palmiro Togliatti, il 14 luglio 1948: contro il segretario del Pci vennero sparati tre colpi di pistola da parte di un siciliano, due lo ferirono gravemente alla nuca.

 consolini3.jpgAlle Olimpiadi di Londra del 1948 l'Italia scopre un nuovo beniamino: Adolfo Consolini (1917-1969), che vinse l’oro olimpico nel lancio del disco, una specialità nella quale stabilì più volte il primato mondiale lanciando l'attrezzo a 55,33metri.

Consolini, olimpionico, primatista mondiale, un personaggio semplice che, assurto agli onori della cronaca, si mantenne sempre quale era prima della celebrità. Smesso di lanciare il disco, ritiratosi a vita privata, raramente compariva in pubblico.

Alle spalle di Consolini, nel disco vinse l'argento un altro italiano Peppone Tosi,un corazziere del Quirinale. Sempre ai Giochi di Londra nasce la leggenda del Settebello d'oro, ovvero della nazionale italiana di pallanuoto che vinse la medaglia d'oro.

Nell'immediato dopoguerra, cioè dal 1945 al 1950, lo sport torna ai tempi pionieristici, affidato in gran parte all'entusiasmo e alla passione, ma anche ai sacrifici dei suoi atleti. Anche la Federcalcio era a rischio in quei difficili anni di ricostruzione.

La Svizzera ci tese una mano invitandoci a Zurigo per un'amichevole l'11 novembre 1945: la partita si concluse 4-4 e segnò la ripresa dell'attività degli azzurri. Dopo quell'incontro in terra elvetica, l'Italia aprì le Frontiere e nel campionato italiano arrivarono gli assi stranieri. Nel 1949 Gianni Agnelli, allora presidente della Juventus, soffiò al Torino il danese John Hansen, al Milan arrivarono Gren, Nordahl e Liedholm, soprannominati il trio Gre-No-Li.;

 

Seconda parte -->