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Italia 1945/1950                                                                                                                     

 

1945-50 - Referendum

1945-50 - sesso

1945-50 - immigrazione degli italiani in Australia

1945-50 - ex colonie

 

1945-50 - Referendum

Il referendum del 1946 fu un momento particolarmente importante: l’Italia nata dal risorgimento è sempre stata una monarchia, adesso invece si prospetta la possibilità di trasformarsi in una repubblica.

Un po’ di antefatti,  la costituzione dell'Italia prima del 1946 era lo Statuto Albertino: promulgato nel 1848 da Carlo Alberto, re di Sardegna, la concessione dello Statuto rappresentò un notevole avvicinamento della monarchia sabauda verso le istanze pre-risorgimentali.

Nel 1861, dopo l’unificazione e la nascita del Regno d'Italia, lo statuto non fu modificato: prevedeva un sistema bicamerale, con il Parlamento suddiviso nella Camera dei Deputati, elettiva (ma solo nel 1911 si sarebbe giunti, con Giolitti, al suffragio universale maschile), e nel Senato, di sola nomina regia.

Lo statuto definiva rigidamente alcune facoltà e obblighi delle istituzioni (re compreso), riducendo la discrezionalità delle alte cariche dello Stato.

Nel 1914, allo scoppio della prima guerra mondiale, l'Italia poteva essere annoverata tra le democrazie liberali: unico neo la non risolta questione del rapporto con la Chiesa cattolica, per i fatti del 1870 (presa di Porta Pia e occupazione di Roma).

La monarchia con Vittorio Emanuele III, cominciò a deteriorare la propria immagine nel 1922 quando, in occasione della Marcia su Roma, il re rifiutò di decretare lo stato d'assedio predisposto dal primo ministro Luigi Facta e, contro la prassi, designò Benito Mussolini come primo ministro.

Ancora un brutto momento per la monarchia: il 25 luglio del 1943,  la guerra a fianco della Germania  volgeva al peggio e Vittorio Emanuele III, in accordo con parte dei gerarchi fascisti, revocò il mandato a Mussolini e lo fece arrestare, affidando il governo al maresciallo Pietro Badoglio.

 Il nuovo governo iniziò i contatti con gli Alleati per giungere ad un armistizio.

All'annuncio dell'armistizio di Cassibile, l'8 settembre 1943, l'Italia precipitò nel caos. L'esercito nel suo complesso, privo di ordini, si sbandò e venne rapidamente disarmato dalle truppe tedesche; Vittorio Emanuele III, la corte e il governo Badoglio fuggirono da Roma.

Nel 1944  Palmiro Togliatti, segretario del Partito Comunista Italiano a fronte delle critiche al comportamento di casa Savoia  propose, di accantonare la questione istituzionale fino alla fine della guerra.  La posizione fu "barattata" con la richiesta di estromissione di Vittorio Emanuele III dalla politica diretta, e fu istituita la "luogotenenza", con la quale un soggetto non compromesso con il recente passato avrebbe rappresentato la Corona; toccò a Umberto II di Savoia, erede al trono, di immediato generale gradimento.

L'accoglimento della proposta togliattiana permise di formare un governo come munito, in qualche modo, di una legittimazione democratica.

559px-e_nata_la_repubblica_italiana1.jpgIl 31 gennaio del 1945, con l'Italia è ancora divisa ed il Nord sottoposto all'occupazione tedesca. Il Consiglio dei Ministri, presieduto da Ivanoe Bonomi, riconosce con decreto il diritto di voto alle donne ( 2 febbraio 1945, n. 23). Il riconoscimento del suffragio universale arriva  dopo i vari tentativi iniziati 1881 e proseguiti nel 1907 dal movimento femminista ispirato da Maria Montessori ( prima laureata in medicina in Italia).

Gli aventi diritto al voto risultano essere 28.005.449. I votanti furono 24.947.187 corrispondenti all' 89,1%. I risultati ufficiali del referendum istituzionale furono: repubblica voti 12.718.641 pari al 54,3%; monarchia voti 10.718.502  pari al 45,7%; voti nulli 1.498.136.

Il clima che precedette il referendum fu di esasperata tensione, quello che seguì fu agitato da forti polemiche sulla regolarità: ci furono sospetti di brogli elettorali e azioni di disturbo durante il voto.

Dal voto, l'Italia risultò divisa in due avendo un sud monarchico ed un nord repubblicano. Le cause di questa diversità di scelta possono essere ricercate nella storia seguita l'armistizio dell'8 settembre 1943.

Al Sud la guerra finì nel 1943, con l'occupazione alleata, gli aiuti stranieri e l'allontanamento del fronte aveva ritrovato una certa tranquillità ed un certo benessere.

Il Nord invece visse quasi due anni di occupazione tedesca e di lotta partigiana (contro i tedeschi ed i fascisti della RSI) e fu teatro della guerra civile. Le forze più impegnate nella lotta partigiana facevano capo a partiti apertamente repubblicani (partito comunista, partito socialista, movimento Giustizia e Libertà).

scheda.jpgForti furono le polemiche per presunti brogli elettorali, secondo i monarchici:

-         molti prigionieri di guerra si trovavano ancora all'estero

-         parte delle province orientali (Trieste, Gorizia e Bolzano) non erano ancora italiane e non  poterono votare

-         si creò un clima di violenza durante la campagna elettorale

-         i primi risultati pervenuti indicavano una netta prevalenza di voti pro-monarchia: la situazione stranamente cambiò di colpo

-         si proclamò la vittoria elettorale dei repubblicani senza attendere che la Corte di Cassazione proclamasse concluso lo spoglio.

La sconfitta della monarchia fu prevalentemente dovuta alla figura di Vittorio Emanuele III, considerato un debole e non in grado di gestire gli avvenimenti cui si trovò di fronte. Abbiamo già visto come nel 1922 il comportamento del re era stato determinante per l'ascesa del fascismo.

Nel 1938, Vittorio Emanuele III aveva promulgato le leggi razziali:  leggi molto impopolari fra gli italiani che provocarUmberto II.jpgono numerosi suicidi tra gli ufficiali ebrei, che si spararono  prima di essere degradati o congedati.

Nel 1943 la decisione di Vittorio Emanuele III di abbandonare Roma, e l'esercito italiano per rifugiarsi nel sud subito dopo la proclamazione dell'armistizio di Cassibile,  fu visto come una vera e propria fuga e determinò ulteriore sfiducia degli italiani nella monarchia.

Il 2 giugno 1946, insieme alla scelta sulla forma dello stato, gli italiani uomini e donne  (quest'ultime avevano votato per la prima volta) elessero anche i componenti dell'Assemblea Costituente che fino all'elezione del primo parlamento svolse anche le funzioni di assemblea legislativa.

1946 Umberto di Savoia  lasciò l'Italia subito dopo il referendum, pur non riconoscendone la validità e rifiutandone i risultati.

Nella nuova costituzione repubblicana fu introdotta una disposizione transitoria con il divieto di entrare in Italia per i discendenti maschi di Umberto. Questa disposizione fu abolita nell'ottobre 2002 e Vittorio Emanuele, figlio di Umberto, poté entrare in Italia con la sua famiglia già nel dicembre 2002

 

1945-50 sesso

Dopo le virili passioni del Duce per cui le donne lo hanno acclamato in pubblico e desiderato in privato, il dopo-guerra modifica la propria prospettiva nei confronti del sesso.

Dietro la 'sana' famiglia fascista prospera comunque, come sempre, la prostituzione.images.jpg

La fine della guerra e l'arrivo dei soldati americani, che portano negli zaini, assieme a chewing gum, cioccolato e foto di pin up, anche abbondanti scorte di preservativi e calze di nylon, sembra in grado di stravolgere il rigore sessuale degli italiani. Ma gli effetti, e gli eccessi (si pensi alla descrizione assolutamente degradante della prostituzione a Napoli fatta da Curzio Malaparte ne La pelle), vengono presto stemperati dal successo elettorale democristiano. Per la Chiesa ogni piacere sessuale cercato al di fuori del matrimonio continua ad essere un peccato mortale. Ne consegue che ogni impulso sessuale non può che venire finalizzato all'obiettivo della procreazione, naturalmente all'interno del sacro vincolo matrimoniale.

È passata alla storia del costume la reprimenda che il giovane onorevole Oscar Luigi Scalfaro si sentì in dovere di rivolgere in un ristorante romano a una giovane signora in abiti ritenuti troppo succinti.

program_06_kamilla.jpgDietro la facciata di una granitica ideologia, la sinistra italiana mostra passioni e  infedeltà, come quelle del segretario del più grande Partito Comunista del mondo occidentale, Palmiro Togliatti, che nel 1948 scandalizza l’Italia per la sua relazione extraconiugale con la giovane deputata Nilde Iotti.

L’Italia è il paese del Vaticano e il matrimonio è una cosa seria, ne sanno qualcosa i coniugi Bellandi di Prato, che si vedono, nel 1957, scomunicare dal pulpito della parrocchia, per aver scelto il rito civile. Per la chiesa sono dei concubini. Ma lo stato è laico e il vescovo Fiordelli che ha ordinato la loro scomunica, viene citato in tribunale. Il vescovo viene condannato (una pena lieve), e quel giorno le campane di mezz’Italia suonano a lutto.

Ma lo scandalo per eccellenza di questi anni attraversa la vita del campionissimo: il ciclista Fausto Coppi.

Coppi, regolarmente sposato, ha un’amante, la passionale Giulia Occhini, meglio conosciuta come la Dama Bianca. Quando la relazione diventa di pubblico dominio si grida allo scandalo. Anche la Occhini è sposata e per lei scattano le manette, poiché l’adulterio femminile è ancora un reato. Coppi morirà nel 1960 e la sua dama lo piangerà a lungo.

Sullo sfondo storico dell’Italia della guerra fredda, governata dal 1948 dalla Dc con l’appoggio delle Chiesa e degli aiuti americani del piano Marshall, si snodano accanto ai  primi scandali politici a sfondo sessuale del dopoguerra pinups.jpg(dal caso Santi a quello Montesi), le prime provocazioni di costume: le sfilate delle miss, gli spogliarelli di via Veneto, l’avvento della minigonna, i topless.

images2.jpgCon l’arrivo del cinema arrivano anche i primi film porno che girano impunemente nell’Europa libertina degli anni 20 – 30. In Italia, invece, il fascismo mette tutto al bando e bisogna arrivare al dopo guerra perché alcuni film tornino a circolare. Durante la guerra circolano invece le foto delle pin up per le quali i soldati spendono buona parte dei loro risparmi.

 La stampa ci mette del suo e ben presto capisce che il sesso fa tiratura: ecco apparire fin dai primi anni ’50 fotoromanzi con velate immagini erotiche, per poi arrivare – dalla metà dei sessanta - all’esplosione del fenomeno “riviste per soli uomini”, Man e Playboy su tutti. pin-up-4.jpg

L’omosessualità è sempre stata vista come una male da estirpare, una vergogna da celare. E’ così soprattutto durante il fascismo quando il codice Rocco non contempla neppure un comma sull’omosessualità: dunque, per la legge, il gay non può neppure esistere. E’ così che i “femminielli” finiscono al confino, internati nei manicomi, discriminati non solo dalla legge, ma anche dalla morale comune. Dopo la guerra le cose non cambiano di molto, se è vero che l’intellettuale Pier Paolo Pasolini viene espulso nel 1949 dal Partito Comunista per le sue tendenze da “invertito”. Sarà proprio la storia di Pasolini un esempio della lotta violenta che si perpetra contro i “deviati”. Il regista-scrittore sarà censurato, vilipeso, ostracizzato e alla fine ucciso in circostanze misteriose: mai accettato del tutto dalla società per la sua “diversità”.

 

1945-50 immigrazione degli italiani in Australia

AU3.jpgDurante la Seconda Guerra Mondiale, più di 18.000 prigionieri di guerra italiani sono stati inviati ai campi di internamento in  l'Australia.

Se all’inizio l’internato era visto come il “nemico straniero”, dopo il 1942 un gran numero di essi sono stati impiegati in aziende agricole, senza molta sorveglianza.

In quegli anni molti prigionieri hanno lavorato sodo negli allevamenti bovini e nelle fattoria, in modo da ottenere un giudizio positivo da parte dei  datori di lavoro australiani.

Questa circostanza ha contribuito a generare un ambiente più favorevole per la migrazione italiana del secondo dopoguerra.

Dopo il conflitto, l'atteggiamento degli australiani nei confronti italiani gradualmente è iniziato a cambiare con il crescente apprezzamento della loro importanza per lo sviluppo economico.

Allo stesso tempo, l'esperienza bellica ha contribuito a rimuovere gran parte dell’attaccamento politico e sentimentale che in precedenza gli italiani avvertivano verso il loro paese.

Di conseguenza, la fine della guerra, ha incoraggiato la naturalizzazione di molti immigrati catturati come nemici allo scoppio del conflitto mondiale.AU2.jpg

Alla fine del 1947, solo il 21% degli italiani residenti in Australia non era stato ancora naturalizzato.

Molti naturalizzati alla fine del 1940 hanno fatto in modo di fugare i sospetti causati dalla guerra.

BORRIE scrisse nel suo fondamentale lavoro sull’assimilazione degli italiani e tedeschi in Australia: "La naturalizzazione è stato il primo passo verso la loro riabilitazione.”

La guerra aveva rotto anche molti dei collegamenti con l'Italia e  dopo la fine del conflitto era ancora difficile ottenere un passaggio in nave sicuro per ritornare.

Indagini svolte prima della guerra mostrarono che, nonostante l'atto di naturalizzazione fosse  un irrevocabile passo e un incentivo a diventare socialmente e culturalmente assimilati, gli italiani avevano conservato molti tratti, in particolare all'interno del cerchio familiare, che mostravano chiaramente il loro non essere 'australiani'. E naturalizzati o meno, gli italiani non erano ancora stati pienamente accolti dagli  australiani.

Al contrario, dopo l'esperienza di guerra, il governo australiano ha intrapreso il programma 'Populate or Perish' (Popolate o morite), volto a incrementare la popolazione per motivi militari ed economici.

Il dibattito in materia di immigrazione del dopoguerra Australia ha assunto nuove dimensioni: la politica ufficiale ha cercato un aumento significativo nel numero e nella diversità degli immigrati e cercato di trovare un posto a chi proveniva da una stanca e lacerata Europa.

La guerra ha creato un cambiamento nei flussi migratori dovuto al  bisogno di trovare una sistemazione a tutti quelli che non potevano tornare al proprio paese per una vasta gamma di motivi.

E’ questo il caso di più di dieci milioni di persone provenienti dall'Europa centrale e nord-orientale, come i polacchi, tedeschi, greci, cechi e slovacchi.

Una tappa importante in questo programma ha avuto inizio con il “Displaced Persons Scheme” nel 1947, che ha attirato oltre 170.000 sfollati verso l'Australia.

MacDonald scrive a questo proposito:
La riserva di sfollati che potevano essere accolti in Australia è stato praticamente esaurito dal 1950. L'Italia è stata il bacino di utenza che ha offerto i candidati più desiderosi e l'Australia avrebbe potuto accoglierli più selettivamente.mappa-australia.jpg

Gli italiani erano meno desiderabili rispetto sia agli europei del Nord e del centro, sia a ciprioti, greci, maltesi non solo perché già numerosi, ma anche perché si era sperato che una grossa percentuale fosse attratta dalle regioni del Nord Italia.

In ogni caso ne furono ammessi in un numero decisamente maggiore rispetto al previsto.

La scarsa industrializzazione, le distruzioni dovute alla guerra e il ritorno dei soldati italiani dai vari fronti generò un surplus di popolazione per cui l'emigrazione era l’unica alternativa alla povertà.

Entro i primi anni 1950, le autorità australiane formalizzarono accordi per la migrazione con i Paesi Bassi (1951), la Germania e l'Austria (1952). Essi hanno inoltre introdotto un sistema di chiamate personali, aperta agli italiani, al fine di consentire alle famiglie separate dalla guerra di potersi riunire (pienamente efficace nel 1952).

La chiamata personale era una garanzia di assistenza agli immigrati e di contatti al loro arrivo in Australia, al fine di aiutarli a valutare tutte le possibilità di occupazione.

A differenza del periodo ante-guerra la maggior parte degli immigrati degli anni 1950 e 1960 è partita prevedendo di stabilirsi permanentemente in Australia.

All'interno di questi due decenni, il numero degli italiani arrivati in Australia è stato così elevato che il loro numero è aumentato di dieci volte.

Anche se non ci sono dati precisi, trattandosi del censimento australiano sui nati-Italiani, il gruppo etnico italiano con i loro figli nati in Australia potrebbe essere avvicino agli 800.000 individui, classificandosi numericamente come il primo non di lingua inglese tra le comunità etniche in Australia.

1945-50 ex colonie

L’impero coloniale italiano ha vita breve. colonie3.jpgNel 1943 si frantuma sotto i colpi delle truppe britanniche, aiutate da quelle del

Commonwealth. Eritrea, Somalia italiana e per ultima la Libia non sono più italiane. Agli scontri armati in Africa si sostituiscono gli scontri diplomatici in sede internazionale.

La soluzione del problema delle colonie italiane non sarà così semplice.

Le Conferenze di Yalta (4- 11 febbraio 1945) e di Potsdam ( 17 luglio- 1agosto 1945) segnano l’inizio delle discussioni sul futuro assetto delle ex

colonie italiane. Durante la Conferenza di Londra ( 11 settembre-2 ottobre 1945), i delegati di Stati Uniti, Gran Bretagna, Franciae Unione Sovietica presentano le loro posizioni sulla questione delle ex-colonie italiane.colonie2.jpg Stati Uniti e Inghilterra non vogliono il ritorno dell’Italia in Africa ma temono l’inserimento dell’Unione Sovietica.

Propongono quindi un’amministrazione collettiva dell'ONU.

E la Gran Bretagna tenta, a più riprese, di ottenere l’egemonia sul Mediterraneo. Per la Francia i territori coloniali pre-fascisti potrebbero tornare all’Italia. La Russia propone un’amministrazione fiduciaria per la Tripolitania.

Dopo le Conferenze di Parigi (aprile- luglio 1946) e dei “Ventuno” (luglio- ottobre 1946) viene raggiunto un accordo: il 10 febbraio 1947 il nostro Paese firma il trattato “punitivo” di pace. 

L’Italia deve accettare  la rinuncia preventiva ad ogni sovranità sulle colonie. Le quattro Potenze si impegnano a trovare una soluzione definitiva per la Libia, l’Eritrea e la Somalia entro un anno o a rimandare  la decisione alle Nazioni Unite.

Il 20 settembre 1949 si  apre a New York all’Assemblea generale dell’ONU e  i delegati giungono a una nuova soluzione: all’Italia viene concesso il mandato di ammcolonie5.jpginistrazione fiduciaria sulla Somalia, della durata di dieci anni;

in Libia dovrà nascere uno Stato indipendente e sovrano, non più tardi del 1° gennaio 1952. colonie6.jpg

Solo il 2 dicembre 1950 si decide il futuro dell’Eritrea: diventerà uno Stato autonomo federato con l’Etiopia (l’Etiopia riacquista l’indipendenza nel 1942 con la reintegrazione di Hailè Selassiè nelle prerogative di imperatore) sotto la corona del Negus.

I quotidiani italiani , nel periodo successivo alla seconda guerra mondiale, non si pongono il problema di svelare e denunciare il passato coloniale dell'Italia. Non si accende un dibattito obiettivo sulle colpe e sui pregi del colonialismo italiano,

ma continuano ad essere alimentati miti e leggende.

Per esempio nell’immaginario collettivo il soldato italiano in Africa continua ad essere rispettoso, coraggioso e cavalleresco. Diversa la realtà: la memoria degli italiani ha rimosso, quasi totalmente i soprusi, i crimini, i genocidi, le oppressioni di vario genere, i campi di concentramento, i gas e i lanciafiamme utilizzati durante le  campagne militari, legati strettamente al fenomeno del colonialismo